Guardare al futuro: Paolo Erbetta lascia l’Italia e va a Berlino

Così nel settembre 2012, con l’intento di rimanere abbastanza fedele al programma di sempre, la Paolo Erbetta Gallery apre in Potsdamer Strasse, il distretto delle gallerie d’arte di Berlino, dove negli ultimi due anni si sono spostate le gallerie più importanti e ne stanno aprendo di nuove. E l’esordio è in grande stile, presentando una mostra su Gianni Piacentino (fino al 21 dicembre), uno dei fondatori del gruppo dell’Arte Povera e alle cui esposizioni partecipa sin dal 1968. Sotto il titolo di Werke, sono state raccolte nell’esposizione opere importanti dell’artista, che uniscono strutture primarie e geometriche del minimalismo con una ricerca personale legata al mondo dell’industria moto-automobilistica e aereonautica, arrivando a risultati di pulizia e precisione meccanica molto convincenti. Il nome di Gianni Piacentino è noto in Germania sin dagli Anni Settanta: proprio nel 1970 espose a Colonia per la Onnasch Galerie e nel 1977 partecipò, su invito e come unico artista italiano, a Documenta 6 a Kassel. Negli anni a seguire la Gesellschaft für Aktuelle Kunst di Brema dedicò una retrospettiva all’artista e due anni più tardi, nel 1983, la R. Onnasch Austellungen di Berlino fece lo stesso.

Paolo Erbetta racconta Gianni Piacentino

Berlino Arte Contemporanea Paolo Erbetta
Berlino Arte Contemporanea Paolo Erbetta

Paolo Erbetta ci racconta che “Gianni Piacentino ha accolto con grande entusiasmo il nuovo progetto”, e aggiunge riguardo la sua nuova avventura: “L’agenda prevede per le prossime esposizioni i lavori di Pietro Capogrosso, artista a cui sono legato da anni, e mostre di artisti la cui ricerca è iniziata negli Anni Sessanta-Settanta e che ancora oggi hanno da offrire molto”. Ma per il futuro Erbetta pensa a un’apertura verso artisti stranieri e molto giovani, idea supportata anche dalla nuova ubicazione che giustifica un respiro più internazionale e votato a prospettive più ampie, “mantenendo il carattere principale della galleria orientato verso la scoperta di nuovi artisti e occasionalmente dei cicli dedicati ad artisti già più importanti”.

Erbetta ha raccolto una sfida proiettata in avanti, e per farlo ha preferito spostarsi a Berlino perché la realtà italiana non sembrava pronta ad accoglierla. Ci si chiede se la tendenza possa invertirsi in futuro, con una maggiore apertura nei confronti della nostra arte giovane.

Articolo di Andrea Ongaro